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Rai Pubblicità
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mwbqRai Pubblicità (fino al 27 maggio 2013 mwbgSipra) è una mwbwsocietà per azioni italiana, mwcaconcessionaria per la pubblicità sulla mwcqRai.
Rai Pubblicità è la concessionaria del gruppo mwcwRai che gestisce in esclusiva la pubblicità su tutti i mezzi (radio, TV e Web) e le piattaforme Rai. Accanto all'offerta radiotelevisiva, Rai Pubblicità è inoltre presente nel circuito pubblicitario legato alle sale cinematografiche.
Contents
• Storia
• Sedi
• Altri
• Note
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Storia
Fondazione Sipra
La mwfaSocietà italiana per la pubblicità radiofonica e anonima (in mwfqacronimo Sipra) venne fondata il 9 aprile mwfg1926 come mwfwconcessionaria di pubblicità del servizio radiofonico italiano mwgaURI, nato due anni primacite-ref-falabrino80-1-0[1]. Tra gli azionisti vi erano la SIRAC, ditta costruttrice di apparecchi radio, la stessa URIcite-ref-2[2], concessionaria esclusiva delle trasmissioni radiofoniche (diventerà mwigEIAR nel 1927 e mwiwRAI - Radio Audizioni Italiane nel 1944) e mwjaArnoldo Mondadori, che ne divenne il primo presidentecite-ref-3[3].
Nel 1931 l'intero capitale passò nelle mani della mwkgSocietà idroelettrica piemontese (SIP)cite-ref-annuario-4-0[4]. Nel 1933, in seguito alla mwlwcrisi economica del 1929, l'IRI assunse il controllo della SIP e la Sipra da quel momento divenne a capitale pubblico. In quegli anni la Sipra espanse per la prima volta gli investimenti verso la carta stampata, acquisendo la concessione della pubblicità sul settimanale «mwmaRadiorario», peraltro edito dalla stessa EIAR.
Dopo la mwmgseconda guerra mondiale la Sipra si inserì nel settore del mwmwcinema con varie iniziative: istituì la “Palma d'oro” per i film pubblicitari, ottenne la concessione della pubblicità per metà delle sale cinematografiche italiane e acquisì la "mwnaPublicitas", società che gestiva la pubblicità cinematografica in mwnqdiapositivecite-ref-falabrino89-5-0[5].
L'atto di concessione da parte del mwowMinistero delle poste disciplinava in modo rigido l'uso per la RAI degli spazi pubblicitari, che non potevano superare il tetto del 5% dell'intero tempo di palinsesto. Era diffuso il timore che un eccesso di pubblicità televisiva avrebbe potuto sottrarre risorse agli altri mwpamedia (giornali, cinema, manifesti); inoltre la televisione era considerata come uno strumento con intenti principalmente informativi e pedagogici.
Il 28 aprile mwpg1949 la Sipra cambiò nome in "Società italiana pubblicità per azioni"cite-ref-falabrino80-1-1[1]. Nel mwqwDopoguerra la Rai possedeva il 30% del pacchetto azionario della Sipra insieme all'mwraIri, che ne deteneva il 70%. Nel 1973cite-ref-annuario-4-1[4] la Rai acquisì la totalità delle azioni Sipra.
Carosello e il minimo garantito
Nel 1957 nasce mwswmwtaCarosello, il primo programma pubblicitario televisivo italiano, pietra miliare nella storia della comunicazione e della pubblicità in Italia che ottenne un grande successo per oltre vent'anni. Il successo di Carosellocite-ref-6[6] consolida il legame tra Sipra e la pubblicità, che porta avanti l'attività di concessionaria unica per la RAI.
Carosello fu un prodotto unico e innovativo nel suo genere, che segnò una pietra miliare nella storia della comunicazione italiana, tanto che nel 1971 venne presentato al mwugMoMA di New York.
La Sipra si trovò a detenere un notevole potere, quando, dopo il successo di mwvamwvqCarosello, l'offerta di spazi per la mwvgpubblicità televisiva era rimasta rigida, mentre da parte del mercato le richieste erano cresciute a dismisura.
Perciò la Sipra subordinava l'accettazione di nuovi clienti all'acquisto di "pacchetti", comprendenti anche la pubblicità su giornali. Fu pertanto in grado di offrire a quotidiani e riviste, spesso di partito, contratti con la clausola del minimo garantito che da osservatori indipendenti furono considerati una forma di condizionamento della vita politica. La Sipra ebbe tuttavia l'avvertenza di allargare questa tutela ad un arco abbastanza allargato di pubblicazioni di partito. Pertanto la contestazione di questa pratica avvenne solo da parte di gruppi ristretticite-ref-7[7].
Contemporaneamente la Sipra, infatti, aveva acquisito la concessione della pubblicità di decine di giornali con il sistema dei minimi garantiti alle testate, e dall'altra parte imponeva alle aziende che compravano spazi pubblicitari sulla RAI di comprare anche spazi pubblicitari sui giornali di cui era concessionariacite-ref-falabrino82-8-0[8].
La Sipra gestiva la pubblicità dei seguenti giornali e periodici di partito: mwygmwywIl popolo e mwzamwzqLa Discussione della mwzgDC; mwzwmwaaL'Unità, mwaqmwagPaese Sera e mwawmwbaRinascita del mwbqPCI; lmwbg'mwbwmwcaAvanti!, mwcqmwcgIl Lavoro e mwcwmwdaMondoperaio del mwdqPSI, mwdgmwdwl'Umanità del mweaPSDI; mweqL'Opinione e mwewmwfaRagionamenti del mwfqPLI. Era concessionaria anche di altri quotidiani, come lmwfg'mwfwmwgaAvvenire, mwgqmwggil Giornale nuovo, mwgwmwhaIl manifesto, la mwhqmwhgGazzetta del Popolo, il mwhwmwiaCorriere Mercantile, mwiqmwigL'Ora, mwiwmwjaTuttosport. Vi erano poi i settimanali politici come mwjqConquiste del lavoro, mwjwmwkaIl Borghese, mwkqLavoro italiano, mwkwmwlaNoi donne, mwlqRassegna sindacale. I mensili sotto contratto con la Sipra erano mwlwmwmaCasabella, mwmqmwmgCosmopolitan, mwmwTuttocucina, mwnqTuttomoda, mwnwTuttouncinettocite-ref-falabrino90-9-0[9].
Nel 1971 acquisì anche la raccolta pubblicitaria per i periodici del gruppo Rusconicite-ref-falabrino90-9-1[9].
Sul fronte della pubblicità e della comunicazione, Sipra istituisce nel 1963 il Centro di Documentazione a Torino (oggi Bibliomediateca e mwraCentro Documentazione "Dino Villani"cite-ref-10[10]), focalizzato sulla pubblicità e sulla comunicazione d'impresa.
Gli anni ottanta e la TV commerciale
Nel frattempo le sentenze della corte costituzionale del 1974 e del 1976 avevano aperto la strada alle emittenti locali. Questo permise alle aziende con una clientela geograficamente limitata (soprattutto di commercio diretto) di accedere alla pubblicità televisiva, mentre la Rai conservava il monopolio della pubblicità per i prodotti venduti su tutto il territorio nazionale.
Un significativo cambiamento avvenne nel 1980, quando mwtaPublitalia '80, la concessionaria di mwtqCanale 5, cambiò completamente le regole della raccolta pubblicitaria, rivolgendosi specialmente alle grandi imprese rappresentate da Centromarca: non poneva più un tetto alle pubblicità trasmesse, ma al contrario chiedeva che gli inserzionisti s'impegnassero a garantire certi livelli d'investimento pubblicitario. In quell'anno, infatti, la situazione nel mondo della pubblicità televisiva si stava evolvendo con la nascita dei primi mwtwnetworks privati commerciali, mwuaPrimarete Indipendente di Rizzoli e mwuqCanale 5 di Berlusconicite-ref-falabrino104-11-0[11].
Negli anni ottanta la Sipra, attraverso la controllata Publicitas, gestiva la pubblicità anche di alcune reti private, come mwvwCinquestelle, mwwaRete A e mwwqVideomusiccite-ref-falabrino133-12-0[12].
Negli anni successivi, la concentrazione delle tre principali reti commerciali nelle mani del gruppo mwxwFininvest, con l'acquisizione di notevoli introiti pubblicitari dovuti anche alla mancanza di vincoli a cui era soggetta la Rai, portò come conseguenza l'abbandono da parte di Sipra della stampa e delle TV locali.
Il vuoto legislativo fu colmato nel 1990 dalla cosiddetta legge Mammìcite-ref-13[13], promulgata con lo scopo di disciplinare il sistema radiotelevisivo pubblico e privato.
Nell'ottobre mwzg2006, il Consiglio dei ministri, anche per ottemperare a precise indicazioni degli organi dell'Unione europea, ha approvato il disegno di legge presentato dal ministro mwzwPaolo Gentiloni come riforma della mw0alegge Gasparri, che regola l'emittenza radiotelevisiva, con l'introduzione di più efficaci norme indirizzate a porre un limite mw0qantitrust per il mercato televisivo e a sciogliere il nodo centrale della ripartizione della pubblicità televisiva.
Rai Pubblicità oggi
Oggi la società gestisce in esclusiva la pubblicità sulle reti televisive Rai. Ha inoltre la gestione della pubblicità dei principali circuiti cinematografici in Italia.
È rappresentante italiano del mw1qCannes Lions International Advertising Festival, manifestazione internazionale dedicata al mondo pubblicitario, che premia campagne radio e televisive, spot, pubblicità online, i bumper countdown di fine pubblicità e siti web. Dal 1997 Sipra promuove inoltre il concorso annuale mw1gI Giovani Leoni, con cui vengono premiate le migliori campagne pubblicitarie realizzate da giovani al di sotto dei 30 anni.cite-ref-14[14]
Ha inoltre creato mw3qRadiofestival, premio che, dal 1992, si rivolge alla pubblicità radiofonica, coinvolgendo nelle votazioni anche i radioascoltatoricite-ref-15[15].
Dal 6 maggio mw4w2013 la Sipra produce il mw5aprogramma televisivo mw5qmw5gCarosello Reloaded, in onda su mw5wRai 1, creato allo scopo di raccogliere l'eredità di mw6amw6qCarosello.
Dal 27 maggio mw6w2013 la Sipra cambia ragione sociale in Rai Pubblicità.
Dal 22 novembre 2024 la società è guidata da Luca Poggi nelle vesti di Amministratore Delegato.cite-ref-16[16]
Sedi
Rai Pubblicità ha sede legale in Torino e sedi operative in varie cittàcite-ref-17[17]:
• mw-qTorino: via Cavalli, 6 (CAP 10138)
• mw-wMilano: corso Sempione, 73 (CAP 20149)
• mw-qRoma: via degli Scialoja, 23 (CAP 00196)
• mw-wBologna: viale della Fiera, 13 (CAP 40127)
Mezzi di comunicazione
Attualmente Rai Pubblicità è la concessionaria per la pubblicità di:
Canali televisivi
• mwaquRai 1
• mwaqcRai 2
• mwaqkRai 3
• mwaqsRai 4
• mwarmRai News 24
• mwaruRai Sport
• mwarcRai Gulp
• mwarkRai Premium
• mwarsRai Movie
• mwar0Rai Storiacite-ref-19[19]
• mwasmSan Marino RTV
• mwasuRai Italia
• mwascRadio Italia TV
• mwaskRadio Kiss Kiss TV
Canali radiofonici
Altri
Rai Pubblicità coordina inoltre la pubblicità di:
• siti web mwatoRai
• mwatwTelevideo
• circa 500 schermi cinematografici di prima visionecite-ref-20[20]
Note
cite-note-falabrino80-11. ↑ Gian Luigi Falabrino, mwauoPubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, 1989, pag. 80
cite-note-22. ↑ L'URI nasce il 27 agosto 1924 in conseguenza del Regio Decreto 1067/1923 che affidava allo Stato l'esclusiva sulla radioaudizione circolare da esercitare tramite società concessionarie
cite-note-33. ↑ mwavemwaviSipra: il "braccio destro disarmato" della RAI
cite-note-annuario-44. ↑ Annuario RAI 1988-1989, pag. 282
cite-note-falabrino89-55. ↑ Gian Luigi Falabrino, mwavsPubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, 1989, pag. 89
cite-note-66. ↑ P. Ambrosino, D. Cimorelli, M. Giusti (A cura di). mwav8Non è vero che tutto fa brodo. Milano, Silvana Editoriale, 1976
cite-note-77. ↑ mwawmmwawqmwawuun atto del parlamento italiano mwawymwawcmwawgmwawkRadio radicale, su mwaworadioradicale.it. mwawsURL consultato il 23 dicembre 2008 mwaww(archiviato dall'mwaw0url originale il 16 aprile 2018). mwaw4mwaw8mwaxamwaxefondazione Calamandrei (mwaximwaxmRTF), su mwaxqfondazionecalamandrei.it. mwaxuURL consultato il 23 dicembre 2008 mwaxy(archiviato dall'mwaxcurl originale il 9 maggio 2006). mwaxgmwaxkmwaxomwaxsCorriere della Sera, su mwaxwarchiviostorico.corriere.it. mwax0mwax4Gazzetta dello sport
cite-note-falabrino82-88. ↑ Gian Luigi Falabrino, mwayiPubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, 1989, pag. 82
cite-note-falabrino90-99. ↑ Gian Luigi Falabrino, mwaygPubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, 1989, pag. 90
cite-note-1010. ↑ mwaywTeche Rai mway0Archiviatomway4 il 14 novembre 2011 in mway8Internet Archivemwaza. - Biblioteche
cite-note-falabrino104-1111. ↑ Gian Luigi Falabrino, mwazuPubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, 1989, pagg. 104-5
cite-note-falabrino133-1212. ↑ Gian Luigi Falabrino, mwazkPubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, 1989, pag. 133
cite-note-1313. ↑ Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana del 9 agosto 1990, n. 185
cite-note-1414. ↑ mwaaaSipra mwaaeArchiviatomwaai il 23 novembre 2010 in mwaamInternet Archivemwaaq. - Cannes Lions
cite-note-1515. ↑ mwaak(mwaaomwaasEN) mwaawmwaa0radiofestival.it. mwaa4URL consultato il 31 marzo 2018.
cite-note-1616. ↑ mwabiRedazione PrimaOnline, mwabmmwabqLuca Poggi è il nuovo amministratore delegato di Rai Pubblicità, su mwabuPrimaonline, 21 novembre 2024. mwabyURL consultato il 22 novembre 2024.
cite-note-1717. ↑ mwabomwabsmwabwContatti e Sedi - Rai Pubblicità, su mwab0raipubblicita.it. mwab4URL consultato il 23-3-2017 mwab8(archiviato dall'mwacaurl originale il 24 marzo 2017).
cite-note-1818. ↑ mwacqRai 5 - Il ritorno della pubblicità da Febbraio 2026. Ecco il video:
cite-note-1919. ↑ mwacgRai Storia HD - Il ritorno della pubblicità da Febbraio 2026. Ecco il video:
cite-note-2020. ↑ mwacwmwac0mwac4Televideo nazionale - pag. 457 (6/6), su mwac8televideo.rai.it. mwadaURL consultato il 22 dicembre 2008.
Bibliografia
• Enrico Menduni. mwadqLa Televisione. Il Mulino, Bologna, 1998.
• Franco Monteleone. mwadyStoria della radio e della televisione in Italia. Marsilio, Venezia, 1992.
• Gianni Boari. mwadgAccadde in Tv. Pagine Editore, Roma, 2006. ISBN 8875571708
• Marco Gambaro. mwadsEconomia della Televisione. Il Mulino, Bologna, 1992.
• Aldo Grasso. mwad0La scatola nera della pubblicità. Sipra Editore, Torino, 2001.
• A. Castagnoli. mwad8Le antenne della pubblicità, in Carosello 1957-1977.
• P. Ambrosino, D. Cimorelli, M. Giusti (a cura di).mwaeeNon è vero che tutto fa brodo. Silvana Editoriale, Milano, 1976.
Voci correlate
Collegamenti esterni
• Sito ufficiale, su raipubblicita.it.
• mwaesArticolo di Remo Guerrini su Epoca 1979 tratto dal sito della Fondazione Calamandrei
• mwae0Audizione commissione parlamentare 2005, su notes9.senato.it.
• mwae8L'evoluzione giuridica del settore televisivo italiano, Working Papers n. 1, 2005, Pubblicazioni a cura del Centro di ricerca sulla comunicazione, Luiss Guido Carli, Roma (PDF), su luiss.it. URL consultato il 25 novembre 2008 (archiviato dall'url originale il 26 febbraio 2007).